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| Roma |
LA PAURA DEI COLORINon so quanto possa parlare io che sono famosa per non averne mai azzeccata una.
IO, che sono andata con l'abito da sera ad una festa heavy metal.
IO, che mi sono presentata con il giacchetto fucsia ad un funerale.
IO, che mi sono sposata in chiesa con un sari indiano bianco ed oro.
IO, che metto a dura prova tutti i giorni l'equilibrio estetico della mia socia.
Non mi dilungo oltre sul mio disordine stilistico perché non è questo il focus del mio pensiero di oggi.
Un paio di giorni fa sono andata ad un convegno di lavoro. Ogni evento di questo genere sviluppa in me una schizofrenia di amore ed odio. Amo il mio lavoro, amo conoscere gente, amo scoprire contesti nuovi. Di rimando odio la formalità legata a questo mondo.
Apro l'armadio e cerco qualcosa di idoneo per rappresentare la mia azienda. Vedo giacche con occhi che guardano camicie a pois e si chiedono se quel giorno sarebbero potute uscire insieme.
Le lancette si muovono velocemente e decido.
Il primo sguardo è quello di mio marito che mi osserva con una mano sul cuore pronto ad intonare l'Inno di Mameli (sì, l'ho fatto: camicia bianca, pantaloni verdi e scarpe rosse).
Arrivata al convegno mi guardo intorno. Forse mi sono persa la nota scritta in piccolo sulla locandina del convegno relativa al dress code. Tutti vestiti di nero. Tutti con la stessa espressione. Tutti con la stessa età apparente: stesso taglio di capelli, stessa forma delle sopracciglia, stesso décolleté.
Perché ci fa paura ammettere che siamo diversi?
Perché scegliamo una fotocopia in bianco e nero quando potremmo avere un quadro a colori?
E mi sorprende quanto questo conformismo forzato vada ben oltre l'età dell'adolescenza dove la forza è nell'appartenenza al gruppo ed il gruppo è accettazione sociale.
Siamo forse perenni adolescenti?
Una domanda che rimane aperta.
Vi lascio un pensiero un po' disordinato di una comune giornata di lavoro.
Un invito sempre a riflettere e porci domande.
Un incoraggiamento ad accettare il diverso... forse partendo dal nostro armadio!
E se vi va di condividere un'idea, questo è il posto giusto.
#Disordineperfetto
#Vitareale
#Conformismo
# Individualità
#Personalità
#Espressionepersonale
Fantastica
RispondiEliminaNella ricca Olanda del '600 la moda divenne "tutti vestiti in nero", normalmente nel rinascimento o dopo nel '700 tutti erano stra colorati. In quel momento invece era più sentita la necessità di semplificazione. Forse anche di omologazione.
RispondiEliminaPerò ora credo influisca anche altro: sapere di essere diversi porta a doversi confrontare con se stessi, ci costringe ad avere e gestire una personalità. Questo ad oggi è lontano anni luce dalla mentalità e dalle abitudini comuni.
Spesso ci si omologa, si rimanere anonimi per non dover dare spiegazioni, per non voler ascoltare il giudizio degli altri (che arriverà comunque). Ma io lo dico sempre, se ti esponi devi essere pronta al giudizio, al commento altrui. Se lo sei sei un passo avanti a tutto e a tutti!
RispondiEliminaBellissima riflessione e scritta molto bene! ♥️
RispondiEliminamai uniformarsi alla massa, la "diversità" è solo rivendicare la propria autonomia
RispondiEliminaCara Vane, a me piacciono tantissimo i colori! Quindi intoniamo insieme l'inno di Mameli 🎶 E non sopporto molto la formalità in ogni contesto, non solo lavorativo. Evviva gli armadi colorati 👀😊
RispondiEliminaIo vivo tra i colori, intreccio fili e scombino tutte le scienze armocromiste del mondo 😅 ma mi emoziono quando punto dopo punto nasce la mia creazione. Ho conosciuto Vanessa ad un corso, il suo entusiasmo nel guardare i miei articoli fatti a mano era contagioso, avevo poca fiducia in me stessa, non credevo potessi trovare un lavoro nella mia più grande passione, le sue parole mi tornano in mente quando percorro strade tortuose e sfide importanti.
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