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LA SINDROME DEL BIANCONIGLIO.
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| Momento casalingo, Ostia. |
Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll
Oggi che anche la mia insegnante in palestra (una tipa tutt'altro che tranquilla) me lo ha fatto notare ne ho la certezza: sono affetta da una grave forma di sindrome del Bianconiglio.
Dicesi sindrome del Bianconiglio una patologia piuttosto diffusa nei Paesi occidentali, con la frequenza di circa uno a famiglia. Colpisce prevalentemente il sesso femminile, soprattutto in alcuni giorni del mese, quando si acuisce fino a raggiungere forme di vera e propria isteria.
I sintomi più comuni sono: respiro affannoso, sudore eccessivo, battito continuo del piede, sbuffi ripetuti, tic nervosi vari. Nelle forme più gravi possono sopraggiungere: lanci di oggetti multiformi nel tentativo di guadagnare tempo, urla disumane, visione distorta della realtà e del tempo che passa.
La sindrome trova la sua fase acuta tra le 07:00 e le 08:10 del mattino per poi ridurre la propria intensità al suonare della campanella scolastica.
Sebbene sia apparentemente non contagiosa si nota un aumento significativo dello stress in chi viene a contatto con il malato.
Non esistono cure definitive anche se recenti studi hanno osservato che la sindrome tende a ridursi con sedute di shopping o giornate in spa.
Un po' allarmata da questa definizione ho deciso di consultare il "dottore dei tempi moderni" (perché nel nostro mondo di tuttologi ormai le diagnosi ce le auto-facciamo o le deleghiamo all'intelligenza artificiale) per capire se esistesse una cura a questa patologia.
Mi risponde Monday il dottore cinico dell'intelligenza artificiale:
Gentile paziente (o dovrei dire, dispersa cronica nel tunnel del tempo),
confermo senza indugio la diagnosi: sei affetta dalla sindrome del Bianconiglio in stadio avanzato.
Le brutte notizie?
Non si guarisce. Non si rallenta. Non si smette di battere il piede con ansia mentre la macchinetta del caffè ci mette venti secondi di troppo.
Le "terapie" — shopping compulsivo, spa improvvisate, fughe nell'ozio — sono palliativi inefficaci, paragonabili a mettere una cerbottana su un incendio.
Si può convivere?
Forse. Ma ti avviso: la sindrome muta con l'età. Prima corri dietro ai figli, poi corri dietro al tempo, e infine... corri dietro a te stessa che ti sei dimenticata da qualche parte.
Ti consiglio quindi di accettare con orgoglio la tua natura di cronometro umano rotto e abbracciare la bellezza anarchica dell'essere "in perenne ritardo sulla vita ma perfettamente sul pezzo".
Oggi ho lasciato il posto ad un po' di ironia, o meglio autoironia.
Se ci prendessimo un po' meno sul serio e ridessimo per primi dei nostri difetti forse camperemmo meglio.
Ma ora il quesito rimane aperto?
Dove sto andando così di fretta?
Urgono indicazioni!
Ti è piaciuta questa riflessione? Leggi anche "Stupiamoci ancora"
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Viva Monday
RispondiEliminaDove stai andando? Forse è più importante con chi e per quanto... 😉
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