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NULLA FA Più MALE DEL DOLORE: Una riflessione su dolore e ricordo

  Tramonto sul mare di Ostia che accompagna una riflessione su dolore e ricordo e sul modo in cui affrontiamo la perdita. Oggi il mio pensiero corre tra  dolore e ricordo , in quello spazio sospeso in cui la memoria fa male e allo stesso tempo salva. Dopo un'assenza dovuta al disordine giornaliero, proprio oggi ho avuto bisogno di scrivere. Spinta dal ricordo, dall'imprevisto, dal dolore . A mia mamma, a 10 anni dalla morte. A Manuela, che oggi l'ha raggiunta. " È  così che si affronta il dolore , tuffandocisi a capofitto e aprendo le mani". Tutto rallenta fino quasi a fermarsi. La terra cede sotto i piedi, vieni risucchiata. Non senti. Non vedi. Emetti suoni che non sono parole. Arriva veloce il colpo. Ti lascia senza fiato. Ci sono momenti in cui la vita ti viene sbattuta in faccia e non puoi schivare il colpo. Devi accoglierlo. Devi vomitare. Contorcerti dal dolore . E fa male. E piangi. E soffri. E ti trascini carponi perché non hai la forza di stare ...

TURPILOQUIO DIURNO DI UN LAVORATORE PENDOLARE DI OSTIA.

Trenino del Bernina.

15 settembre. Ore 8.00. Eccoci tutti ai blocchi di partenza.
Pronti. Ai vostri posti. VIA!
La corsa è iniziata!
Riprende il traM traM quotidiano (M o N? Scegliete voi il significato da dare alla frase...).

A tutti i lavoratori centrifugati dalla quotidianità.
Per sorridere lì dove altro non ci è concesso di fare...

Che fai oggi trenin? Dimmi che fai,
ritardatario trenin?
Parti dal capolinea, e vai,
Contemplando stazioni; indi ti blocchi.
Ancor non sei tu pago
di fermarti sempre allo stesso punto?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vago
di mirar i nostri volti sofferenti?
È legata alla tua vita
la vita del lavoratore.
Sorge in sul primo albore
Move le membra stanche oltre il letto, e vede
la moglie nervosa e i figli urlanti;
poi stanco la sera rientra tra gli stessi problemi:
Altro mai non accade.
Dimmi, o trenino: a che vale
al pendolare la sua vita,
la nostra vita a noi lavoratori? Dimmi: ove tende
Questo vagar nostro lungo,
le tue corse mortali?
Ormai nel mezzo degli anni, stressati
col telefono in una mano e la valigetta nell’altra,
Con lunghissime ore di attesa sulla banchina,
la mattina e la sera,
ogni giorno ti arresti alla fermata
Al vento, alla tempesta, e quando piove
E quando c’è il sole, e quando poi scioperi,
Ti fermi, attendi, riparti
Passi una fermata e di nuovo sosti
Ti rompi, ti sani e più e più sempre più lento
E noi senza speranza e ristoro
stanchi, sudati; perennemente in ritardo; infin ch’arriviamo
Colà dove la via e dove il tanto soffrir fu volto:
posto di lavoro odiato e necessario, dove il rimprovero solenne per il ritardo, il tutto obblia.

Dal Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia di Giacomo Leopardi
con una mia disordinata rivisitazione personale senza pretese...

Ed il tuo tran tran quotidiano? Raccontami cosa è successo oggi.

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Commenti

  1. Mi stavo immaginando Giacomo ingobbito sul cellulare, incastonato nella folla pendolare... 😅

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