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NULLA FA Più MALE DEL DOLORE: Una riflessione su dolore e ricordo

  Tramonto sul mare di Ostia che accompagna una riflessione su dolore e ricordo e sul modo in cui affrontiamo la perdita. Oggi il mio pensiero corre tra  dolore e ricordo , in quello spazio sospeso in cui la memoria fa male e allo stesso tempo salva. Dopo un'assenza dovuta al disordine giornaliero, proprio oggi ho avuto bisogno di scrivere. Spinta dal ricordo, dall'imprevisto, dal dolore . A mia mamma, a 10 anni dalla morte. A Manuela, che oggi l'ha raggiunta. " È  così che si affronta il dolore , tuffandocisi a capofitto e aprendo le mani". Tutto rallenta fino quasi a fermarsi. La terra cede sotto i piedi, vieni risucchiata. Non senti. Non vedi. Emetti suoni che non sono parole. Arriva veloce il colpo. Ti lascia senza fiato. Ci sono momenti in cui la vita ti viene sbattuta in faccia e non puoi schivare il colpo. Devi accoglierlo. Devi vomitare. Contorcerti dal dolore . E fa male. E piangi. E soffri. E ti trascini carponi perché non hai la forza di stare ...

USCIRE DALLA NOSTRA COMFORT ZONE.

 

Pavia.

Entro di corsa come ogni mattina.
Zaino lanciato sulla panchina (figlie precedentemente lanciate sulla banchina).

Mi sfilo il giacchetto, mi slaccio le scarpe, alzo lo sguardo.

Chi ha osato! Chi è quell’usurpatore molesto, ladro anonimo, invasore atletico.

Chi ha osato tanto!

Mi fissa serrato da un altro lucchetto che non è il mio.
Chiuso. Sigillato. Irraggiungibile. Inutilizzabile.
Non più il MIO ARMADIETTO!

Una violazione alla mia quotidianità.
Io che lo avevo scelto con tanta cura.

Nell’angolo in fondo, per non essere d’intralcio agli altri.
In alto, per non abbassarmi troppo.

Vicino al bagno, per ottimizzare il tempo di preparazione.

Tutto era perfetto… ERA.

Spaesata, mi guardo in giro, il restante 95% degli armadietti è libero, e quale uso?
Chi è troppo in alto, chi troppo in basso, chi troppo centrale, chi troppo lontano.

Mi rendo conto che questo cambiamento non preventivato mi ha fatto perdere fin troppo tempo.
È tardi, la lezione sta per iniziare. Ne scelgo uno a caso e via.

Il fastidioso episodio distoglie l’attenzione dal mio allenamento. Tra uno squat e un plank cerco di scovare l’usurpatore. Sarà forse quella lì che arriva sempre con mezz’ora di anticipo (beata lei che non ha niente da fare) o la vecchietta gentile che si rivela una famosa ladra seriale?

Sudata più per le turbe psichiche che per l’allenamento, ritorno nello spogliatoio.

Presa dall’abitudine che spegne la ragione mi dirigo al mio posto che però, ahimè, ricordo non essere più il mio. Ormai è il mio ex.

Riprendo le pratiche di cambio-vestizione e mi accorgo che la nuova postazione non è niente male. Sufficientemente appartata per avere la privacy necessaria, con una panchina spaziosa, indice di maggiore comfort. Devo dire che forse questo armadietto è MEGLIO del precedente.

Riprendo la borsa, riprendo il sorriso felice del mio compagno.

E nell’uscire dalla palestra CAMBIO STRADA per andare verso casa.

A tutte quelle volte che i cambiamenti ci mettono paura e poi si rivelano un'entusiasmante strada da percorrere.

Un’ironica giornata in palestra come spunto per una riflessione DISORDINATA sulla FORZA DEI CAMBIAMENTI.

Se ti va di condividere un piccolo/grande cambiamento disordinato questo è il tuo spazio.

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Commenti

  1. Passare da atletica a nuoto? Non sia mai! Spiegai ai miei che il nuoto non mi sarebbe mai piaciuto. Avevo 7 anni... Alla fine l'ho fatto per altri 7, convinto che fosse uno sport bellissimo! W i cambiamenti!

    Comunque se non fosse stato per la palestra all'inizio sembrava una descrizione fatta da Sheldon Cooper 😅

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